Siamo nate donne e spesso ci ritroviamo impegnate a inseguire i nostri sogni, a vincere e a soccombere dentro quel mondo desiderato, a volte conquistato faticosamente, spesso ostile che il potere maschile può facilmente cancellare, nostro malgrado.

Per quanto mi riguarda, fin dall’adolescenza ho coltivato nell’anima il brivido sottile della libertà; allora ero inconsapevole, ma poi ho capito che è connaturato all’essere donna.

Forse per questo ho amato il mito delle Sirene, un ricordo che evoca mondi remoti, paesaggi sconfinati e lontani, viaggi senza fine, perigliose e fiabesche avventure. E anche una promessa di Conoscenza.

Perché noi donne siamo naturalmente curiose, vogliamo capire, vogliamo approfondire, vogliamo conoscere. Del resto la prima assetata di conoscenza è stata proprio la nostra Progenitrice.

Lei, accettando le promesse del Serpente, ha spalancato a noi donne un mondo sterminato, di tremenda bellezza, di dolore, ma anche di esaltanti possibilità. E ci ha insegnato a superare la paura dinanzi agli ostacoli. Spesso appariamo fragili, ma la fragilità è anche la nostra forza.

E dunque il Canto delle Sirene è anche il nostro canto, sottile e persuasivo strumento di seduzione, legame inscindibile tra Amore e Morte, che continua a suscitare ancora mille domande, e forse è proprio questo il segreto della sua forza, della nostra forza.

Noi donne facciamo domande, ma diamo anche risposte, siamo sognatrici, ma anche pragmatiche.

Noi donne siamo sensibili come la sabbia è sensibile all’onda, come l’erba è sensibile al vento. Il dono meraviglioso che abbiamo ricevuto è di vedere, percepire, ricevere e trasmettere immagini e sensazioni con la velocità del lampo. Sappiamo leggere sui volti e sui corpi delle persone che amiamo. Ma questo dono ci rende anche vulnerabili, esposte alle ferite dell’anima. Siamo un mistero per noi stesse, ma siamo felici di essere così. Ogni giorno dell’anno.

 

Irene D’Urbano

illustrazione di Deva Maria Eckschmidt

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